• disturbi alimentari

    I disturbi alimentari degli uomini: ortoressia e vigoressia

    Di solito associamo i disturbi alimentari al genere femminile. Esistono invece delle manifestazioni patologiche più tipiche dell’universo maschile: l’Ortoressia e la Vigoressia.

    Al giorno d’oggi, i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione ricoprono una parte non indifferente del disagio psicologico. Ormai i concetti di anoressia e bulimia sono entrati a far parte del vocabolario comune e tali disturbi vengono diffusamente trattati in ambito terapeutico.

    La ricerca scientifica, oltre a fornire contributi rilevanti circa il trattamento e la diagnosi, ha permesso anche di stimare la diffusione di questi disturbi nella popolazione: per quanto riguarda l’anoressia, i dati epidemiologici indicano una prevalenza nel genere femminile giovane pari allo 0,3 % e un’incidenza nelle donne tra i 15 e i 24 anni, da ritenersi in aumento di almeno 8 per 100.000 persone l’anno (Hoek, Van Hoeken, 2003).

    Ad oggi non c’è ancora accordo circa il tasso di incremento dell’anoressia nei Paesi occidentali, in quanto i dati raccolti mostrano risultati contrastanti. Per quanto riguarda la bulimia pare che quest’ultima sia in continuo incremento. Sempre gli stessi autori (Hoek, 2006), riportano una prevalenza dell’1% della bulimia nervosa nella popolazione femminile e un’incidenza pari al 12 per 100.000 persone in un anno.

    In generale, i primi segnali di rilevanza clinica di un possibile disturbo dell’alimentazione sono riscontrabili già nella prima infanzia (Chatoor, 2003).

    Nonostante un recente aumento dell’incidenza in età prepuberale, la fascia di età entro la quale si può osservare l’inizio del consolidamento di sintomi può essere ricondotta alla pre adolescenza, adolescenza.

    Secondo i dati raccolti negli USA dall’A.P.A. (American Psychiatric Association, 1994) il rapporto tra prevalenza negli uomini e nelle donne si attesterebbe tra 1 a 6 e 1 a 10. Negli ultimi vent’anni si sono evidenziati nuovi disturbi legati al comportamento alimentare che sarebbero invece maggiormente caratteristici della popolazione maschile. Questi possono essere identificati nell’Ortoressia e nalla Vigoressia.

    Ortoressia

    Questo disturbo si esprime con attenzione eccessiva nei confronti delle regole alimentari, della scelta del cibo e delle sue caratteristiche e delle modalità di preparazione dello stesso. Nonostante non sia stato ancora riconosciuto dalla Comunità scientifica, è stato per la prima volta descritto e classificato come disturbo alimentare dal dietologo Bratman (1997) ideatore, peraltro, di un questionario per la valutazione dell’Ortoressia. Secondo i dati diffusi dal Ministero Italiano della Salute, gli ortoressici sarebbero 300.000 in Italia (11,3% maschi vs 3,9% femmine).

    Gli ortoressici mostrano una vera e propria ossessione psicologica verso il mangiar sano. Questo può condurre ad un fanatismo alimentare tale da arrivare disprezzare tutti coloro che non seguono i loro stessi principi.

    Manifestazioni sintomatologiche: gli individui affetti da questo disturbo spendono 3 o più ore al giorno pensando al cibo, focalizzandosi principalmente sui benefici che una scelta adeguata può comportare sulla salute. Inoltre, qualora non siano in grado di seguire la dieta abituale, sono pervasi da un forte senso di colpa e dalla sensazione di non essere più padroni di se stessi. Nonostante il disturbo coinvolga l’alimentazione, e il primo autore l’abbia inserito in questo cluster, la Comunità Scientifica oggi sembra ritenere questo disturbo più assimilabile al distrubo Ossesivo-Compulsivo che non a quelli alimentari. Infatti, il tempo impiegato a pensare la cibo, alla sua qualità e alle modalità di preparazione, si associa spesso a ruminazioni ossessive seguite da rituali legati alla ricerca, alla preparazione e al consumo del cibo.

    Inoltre, queste attività, conducono a isolamento sociale e insoddisfazione affettiva poiché tale condizione esistenziale risulta poco condivisibile da coloro che non possiedono le stesse abitudini. Spesso capita che chi soffre di Ortoressia, incominci ad evitare situazioni sociali in cui è prevista l’assunzione di cibo (pausa caffè, cene con amici, pranzi di lavoro, cerimonie..), minando il funzionamento globale e il benessere dell’individuo (Brytek-Matera, 2012). Questi comportamenti solitamente si associano a conoscenze scorrette e superficiali sull’alimentazione, acquisite tramite canali non professionali (giornali, opinioni, internet). Tutto ciò aggrava il quadro sindromico dal momento che i comportamenti disfunzionali e le azioni mentali si avvalgono di conoscenze erronee, creando una situazione pericolosa per la salute psichica ma anche per quella fisica.

    Intervento: Riguardo la tipologia di trattamento, ad oggi, la terapia cognitivo comportamentale offrirebbe maggiori esiti positivi. Le credenze disfunzionali vengono riesaminate cercando, in parallelo, di mettere in atto comportamenti maggiormente adattivi al fine di contenere le ruminazioni e migliorare la qualità della vita.

    Come già precedentemente accennato, l’Ortoressia appare maggiormente diffusa nel genere maschile, presumibilmente per il proliferare di stereotipi legati alla forma fisica. Allo stesso tempo, l’attenzione nei confronti dell’aspetto esteriore risulta una caratteristica principale di un altro disturbo prevalentemente maschile denominato Vigoressia.

    Vigoressia

    La Vigoressia o Anorexia Reverse, viene per la prima volta decritta da Pope (1993). Nella sua ricerca su più di 100 bodybuilders, l’Autore identifica un disturbo caratterizzato dall’insoddisfazione per l’aspetto fisico e dalla distorsione dell’immagine corporea provocata dall’irrealistica convinzione di essere troppo piccoli o gracili, sebbene ciò non corrisponda alla reale forma fisica. I soggetti di questo studio, inoltre, affermavano di rifiutare frequentemente situazioni sociali, di non voler essere visti da altri senza vestiti e di indossare spesso abiti che coprissero il corpo, anche in caso di temperature ambientali elevate.

    La distorsione dell’immagine corporea, quindi, condurrebbe all’esasperata ricerca del potenziamento del volume della corporatura, attraverso una scelta accurata dei cibi con elevato contenuto proteico, per mezzo della pratica sfrenata di attività ginniche e tramite l’uso di sostanze anabolizzanti (Blanco, 2005).

    La Vigoressia esordisce di solito nell’adolescenza. La fascia più colpita però si collocherebbe tra i 25 e i 35 anni di età, seguita da quella tra i 18 e i 24 anni. Non manca una crescente fascia di adulti over 40 costituita da persone che sperano di mantenere la propria giovinezza grazie all’allenamento fisico intenso. Dati di ricerca, inoltre, indicano una prevalenza nella popolazione in soggetti con un basso grado di cultura da non confondersi con basso grado di scolarizzazione. Infatti, un basso grado di cultura, a prescindere dal numero di anni di studio, impedirebbe di divenire consapevoli dei rischi che comporta la condotta vigoressica.

    Manifestazioni sintomatologiche: gli individui affetti da questo disturbo mostrano un atteggiamento ossessivo rispetto alla propria forma fisica declinato in una continua preoccupazione per i risultati delle attività ginniche, volte a migliorare in modo esponenziale le proprie dimensioni fisiche. Inoltre sono ravvisabili un allenamento di ore ed ore in palestra con l’obiettivo di scolpire i muscoli, la tendenza a consumare cibi ipocalorici e iperproteici e/o abusare di integratori alimentari, l’eccessiva focalizzazione visiva sul corpo e i singoli muscoli, o sul peso corporeo e l’insoddisfazione per il proprio corpo, nonostante gli sforzi e i risultati raggiunti.

    Come nell’anoressia quindi, il vigoressico presenta solitamente una sensibile mancanza di autostima, che proietta sul piano fisico. Proprio per questo motivo, l’affermazione di sé passa attraverso l’affermazione corporea. Infatti, inizialmente, la mancanza di autostima sembrerebbe compensata dall’esibizione del proprio corpo e dal desiderio di essere ammirati. D’altra parte si evidenzia, come già precedentemente affermato, una dispercezione dello schema corporeo che porta il soggetto vigoressico a considerarsi difettoso sul piano fisico. Da qui incomincia quindi la spasmodica ricerca di perfezione attraverso l’esercizio e l’alimentazione. Ciò porta però a conseguenza problematiche per la salute psichica e fisica (sovraccarico muscolare, affaticamento di organi quali cuore, fegato e reni etc.) e nelle relazioni sociali (isolamento sociale).

    Intervento: come per i tipici disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione, un intervento ad orientamento cognitivo comportamentale, ad oggi offre i risultati più incoraggianti. L’obiettivo dell’intervento è quello di sviluppare altre forme di interesse e di investimento al di fuori del corpo e promuovere un’apertura verso l’affettività ristabilendo una percezione più realistica del proprio corpo. Viene inoltre posta attenzione anche alle relazioni famigliari e al loro coinvolgimento nel mantenimento della sintomatologia e ai processi di costruzione dell’identità della persona che soffre di Vigoressia.

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    Bibliografia

    – Hoek, H.W. Van Hoeken, D. (2003), Review of the prevalence and incidence of Eating Disorder, International Journal of Eating Disorders, 43 (4), 383-396

    – Chatoor, I., Ganiban, J. (2003), Food refusal by Infants and young children: Diagnosis and Treatment, Cognitive and Behavioral practice, 10-2, 138-146

    – Hoek, H.W. (2006),Incidence, prevalence and mortality of Anorexia nervosa and other Eating Disorder, Current Opinion in Psychiatry, 19 (4) 389-394

    – Bratman, S. (1997), Original essay on Orthorexia.

    – Brytek-Matera, A. (2012), Orthorexia Nervosa – an Eatin Disorder, Obsessive –Compulsive Disorder or Disturbed Eating habit?, Archives Of Psychiatry And Psycotherapy, 4 (1), 55-60

    – Pope, H.G., Katz, D.L., Hudson, J.I. (1993),Anorexia Nervosa and “reverse anorexia” among 108 male bodybuilders, Comprehensive Psychiatry, 34 (6), 406-409

    – Blanco S., Canesiri L., Reda M.A., (2005),Un Approccio Costruttivista allo studio del Comportamento Alimentarein Bara B.G., “Nuovo Manuale di Psicoterapia Cognitiva”  Torino, Bollati Boringhieri,140-193-